
Ugo Mulas e Alik Cavaliere venivano dal "Giamaica",
quindi erano amici naturali da sempre, ma il loro rapporto divenne più
complice quando Alik chiese a Ugo di fare le fotografie per il suo libro.
Nello studio di via Bocconi, antro magico dove Alik stipava fusioni
di foglie, fiori, frutta, tronchi di alberi, rami, giornali, calchi di
persone, griglie di ferro, Ugo fotografò l'ambiente come se fosse
un'opera di Cavaliere, e fu preso talmente dal fascino di quel mondo da
intervenire lui stesso con un'ulteriore elaborazione sulle stampe per ricreare
quell'atmosfera surreale.
Nel suo studio, in via Spallanzani, Ugo fotografò le opere singole,
e anche lì intervenne con solarizzazioni per avvicinarsi ancora
di più all'idea dello scultore. Il risultato fu un libro e una serie
di immagini che ora vengono esposte nell'ultimo studio di Alik, in via
De Amicis, quasi una continuazione nel tempo di quel rapporto straordinario
fra scultura e fotografia e fra i due artisti che si divertivano a entrare
scambievolmente l'uno nel lavoro dell'altro.
Oggi, attraverso questo lavoro, si entra nel loro gioco e nella loro
reciprocità: dalle fotografie di Ugo sono nate delle litografie
di Alik e dalle sculture di Alik delle opere di Ugo, autonome dalla mera
rappresentazione dell'oggetto.
Al "Centro Artistico Alik Cavaliere", in via De Amicis 17, il 29 maggio
2000, ore 18, si inaugura la mostra Alik Cavaliere-Ugo Mulas: un racconto,
che comprende le foto sperimentali di Ugo Mulas sulle sculture di Cavaliere
e alcune foto/ritratto, realizzate durante il lungo rapporto di lavoro
e di amicizia tra i due. Le opere, originali, stampate direttamente da
Mulas, sono messe a disposizione dall'"Archivio Ugo Mulas".
Il lavoro di Ugo Mulas inizia nel 1953 e ha termine nel 1972.
Diciannove anni di intensissima attività rèportage, moda,
pubblicità e fotografia industriale, teatro, architettura, scenografia,
e soprattutto il mondo dell'arte e degli artisti.
Le Biennali di Venezia, che ha seguito dal 1954 al 1972, sono state
luogo di incontri fondamentali per il suo lavoro. Qui, nel '64, scopre
la Pop Art e decide di andare a New York, dove, vivendo in comune con gli
artisti pop e i minimalisti, scopre un mondo insospettato e una grande
libertà che si manifesta nel suo linguaggio chiaro, definito e consapevole.
Mulas ritrasse i più grandi artisti della sua epoca, ma soprattutto
il processo creativo dell'opera d'arte nel suo farsi. A volte un dettaglio
rivelatore era più significante del volto stesso dell'artista, superando
la forma del ritratto classico.
La sua opera si conclude con la serie delle "Verifiche",
dodici fotografie, ciascuna accompagnata da un testo, in cui scava nel
profondo il suo mestiere di uomo e di fotografo, definendo la fotografia
mezzo autonomo di espressione artistica. Un testo quindi di estetica e
di etica attraverso l'analisi del processo fotografico. Giulio Carlo Argan
scrive che 'Mulas è stato colui che per primo ha messo ordine
in quella landa desolata che è la fotografia".