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Centro Artistico Alik Cavaliere
5 ottobre 2002, ore 18
Introduce Elena Pontiggia
Ippogrifi,
la lotta tra Rodomonte e Ruggero e tutto il mondo di Ariosto: la prossima mostra
presso il centro Alik Cavaliere ricorderà lartista con dipinti e
sculture su questi temi. "Sono tornato ad Ariosto per guardarmi allo specchio",
ebbe a scrivere nelle riflessioni che accompagnarono il suo lungo impegno sull'Orlando
Furioso.
Per
Cavaliere, infatti, la ricerca sull'Ariosto ha costituito una straordinaria occasione
di riflessione sul tema del cambiamento di epoca e del nuovo ruolo che, in questa
temperie esaltante ma sconvolgente, assume sia lartista in particolare
sia luomo in generale. Come accadrebbe a un individuo odierno Ariosto descrisse
infatti la dilatazione dello spazio, la rivoluzione dei costumi, i mutamenti
nel modo di pensare e il cambiamento nel modo di concepire la realtà tutta.
Nel nuovo mondo, nel suo tempo come nel nostro, nulla è immobile e ogni
riferimento si sposta, dando luogo a scenari inediti e a contraddizioni palpabili.
L'Ariosto
rivisita la propria epoca nel poema senza un accenno esplicito alla realtà
estraniante e complessa dei nuovi mondi; eppure sullo sfondo delle vicende narrate
aleggia il mare, che collega i luoghi delle battaglie; donne, cavalieri, armi
e amori divengono pretesti per la libertà del poeta, che con impareggiabile
ironia mette in dubbio i valori acquisiti e le coordinate tradizionali della
vita e del romanzo cavalleresco, "mandando or questo or quel giù
nell'inferno a dar notizia del viver moderno".
Questa
eccezionale capacità di intuire e rendere nell'arte le trasformazioni
della sua epoca scorrono ai nostri occhi in parallelo alle riflessioni del grande
scultore Arturo Martini, generando "opere che la gente guardandole scopre
di aversi senza accorgere cambiati gli occhi". Nel lavoro di Cavaliere Ariosto
si fa dunque metafora del fare artistico, inteso come maniera per pensare il
proprio presente, e a confrontarsi con lui su questo stesso terreno.
Un tema, quello dell'artista a confronto con se stesso e con la propria epoca, che ritroviamo come un filo (forse fisicamente reso da quel filo di lana o di ottone così spesso presente nelle installazioni dello scultore) che collega indissolubilmente tutte le opere più complesse di Cavaliere, da Il Pigmalione alle Riflessioni da Narciso, dal Fast Museum a I Processi, per citare soltanto alcune tappe. Così l'opera dello scultore, sempre potentemente collegata alla fabula, alla narrazione, al racconto, diventa anche meta-opera, cioè opera che è unoccasione per porre domande sulla propria stessa ragione di esistere. Questo il senso della presenza ricorrente di cornici, palcoscenici teatrali, specchi, elementi che ne denunciano le ragioni costruttive in modo aperto anziché nascosto. Lopera si mette in scena e intenta un processo di autoanalisi senza fine.
E
da questa spinta a superare le barriere dell'opera, a travalicare le regole imposte
dal buon senso e dall'etichetta, ha origine probabilmente anche l'esigenza di
evadere dai limiti della scultura: così si spiega lutilizzo di innumerevoli
materiali e tecniche e anche di rendere talvolta, come in questo caso, la pittura
la protagonista della scena. E la pittura si dimostra strumento duttile e inesauribile
di affabulazione, che permette di "differire", come scriveva Ariosto,
avventure e situazioni, di rileggere l'Orlando furioso con libertà simile
a quella che il Poeta si prese nel crearlo. Ne derivano affreschi policentrici
all'interno dei quali si aggirano un po' spaesati i paladini di Ariosto, le rosee
dame, i cavalli dai potenti glutei, le caravelle dalle cento vele spiegate, castelli
in fiamme e ovunque radure e boschetti, larghe chiazze di verde tra l'azzurro
pallido del cielo e quello intenso del mare, tra i gialli e gli ocra di una terra
a sprazzi arida e disseminata dalle macchie rosse del sangue e dell'amore, dei
tetti e degli incendi, dei fiori e delle finiture delle armi. Accanto ai quadri,
sospesi nel tempo, aleggiano grandiosi gli eroi in battaglia e l'ippogrifo, in
doppia versione, composti di lastre di ottone e rame.
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Una gran parte di questo lavoro è stata presentata la prima volta da Cavaliere alla Galleria Arcadia di Milano nel 1994, un'altra a Capo d'Orlando l'estate seguente. Nell'occasione del premio dell'Accademia di San Luca sempre nel 94, Alik tenne una conferenza dal titolo: Ludovico Ariosto, l'Orlando Furioso e la primavera del 1994, in cui scriveva:
1994 e seguenti: vanificate le speranze messianiche dettate da utopiche scorciatoie ideologiche (gestite entro vecchi, obsoleti schemi) occorreva avere la capacità, la disponibilità e il coraggio di ripartire dal progetto, dai progetti; dispersiva follia è stata l'averli , con brusche sterzate dirottati su altrettanto utopici miti di salvazione frammentati su "tecnologia", sul "mercato", su rigide regole di credi religiosi, su modesti, talora meschini interessi regionali, etnici o corporativi; talora persino su un salvatico nulla. [ ].
Il momento in cui viviamo è straordinario, ricchissimo culturalmente. Il "grande" gesto che occorre, secondo me, fare per sentirsi parte del processo è quello di riappropriarsi come singoli della propria mente, ché, altrimenti, siamo dei fantocci erranti, disarmati paladini del nulla. I singoli individui riconquistino la dignità di pensare in proprio -non per delega ad altri, amici, gruppi, consanguinei o sofisticati moderni strumenti di informazione ed elaborazione-. La riappropriazione della propria mente, la conquista della capacità di guardarsi intorno da soli per 360 gradi, senza paure, panico, pur nell'incapacità iniziale delle scelte, costituisce una traumatica benefica operazione "rivoluzionaria" già iniziata, nei primi attimi o passi resi incerti per l'atrofia muscolare in noi tutti ingenerata. Ci accorgeremo finalmente dei tanti, infiniti singoli che sono pensanti: solo allora avremo la possibilità di comunicare con loro e tra noi, la gioia di avere qualcosa da dire e ricevere: autentiche informazioni per un arricchimento interno ed esterno tra essere "umani" che possano rendere il proprio progetto individuale ricchezza collettiva; solo allora potremo avventurarci in progetti collettivi corali, divenuti possibili. D'altronde il processo mi pare sia pure in embrione già iniziato.
La mostra proseguirà sino al 5 novembre
2002
con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì ore 9,30 - 12,30
Al pomeriggio su appuntamento (028323220)