I crogiuoli
Ho
sempre usato i materiali come un regista, come un trovarobe teatrale,
come un narratore di storie e racconti; lavorando sulla memoria, cercando
di creare dei percorsi, dei labirinti dove potermi incontrare con l'eventuale
visitatore/spettatore per poi perderci entrambi all'interno dell'opera
stessa, oltre che psicologicamente anche fisicamente, nella pluralità
delle angolazioni o nei grovigli della materia o delle indicazioni
suggerite.
In quarant'anni ho usato, le stoffe, il
legno, la carta, le parole, l'acqua (più volte), la luce, la fotografia,
i metalli (e nel campo dei metalli: ferro, bronzo, acciaio, rame, argento,
ottone, alluminio, piombo, ghisa, similoro e anche l'oro, ma molto poco
in quanto altri miti ho inseguito mescolando i materiali nei miei crogiuoli),
la porcellana, la ceramica, la terracotta, la terra refrattaria, gli ingobbi,
il vetro, lo specchio, la plastica (e nel campo delle materie plastiche:
poliestere, poliuretano, polimetilmetacrilato, polivinilcioruro) il marmo
(graniti, arenarie, beole, lavagna), materiali lucidi e opachi, oggetti
trovati, recuperati saldando, fondendo, sbalzando, assemblando; mi ha sempre
affascinato il colore ed ho ceduto alla tentazione di dipingere, usando
smalti, oli, tempere, acquerelli, acrilici, pastelli, gessetti, collage;
sempre, quando ne ho avuto la possibilità, ho praticato l'incisione
tra lito- serigrafia, puntasecca, acquaforte, acquatinta... e, ancora,
il suono, il rumore, il silenzio e il vuoto...; l'elettricità con
motori e marchingegni, progettando, ma non privandomi mai del piacere di
operare ripercorrendo tradizioni (o abitudini) artistiche e artigiane.
Ho usato le mie mani e quelle degli amici (ho lavorato con Scanavino, Ferrari,
Tadini, Piccoli, Sangregorio, e altri artisti) per eseguire opere insieme.
Credo di aver fatto scultura sempre per
necessità espressive, comunicative, estetiche, di linguaggio (talora
trasgredendo le tecniche), salvandomi, mi auguro, dal diventare un buon
professionista produttore di beni artistici.
Operando in maniera così dispersiva,
spero di aver evitato di diventare uno specialista di un genere, e non
mi trovo quindi lo studio trasformato in un vasto deposito di oggetti
artistici ben confezionati e riposti in scaffali pronti per la vendita,
a futuro prezzo programmato.