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La scultura di oggi (e soprattutto quella di domani) è uno dei mezzi espressivi e artistici più completi e appassionanti. Poter creare immagini nello spazio, farle muovere e mutare -persino farle diventare spettacolo nel senso più ampio della parola- e nel tempo stesso poterle improvvisamente congelare nella ieraticità del movimento. Distruggere e ironizzare attraverso questo continuo, mutevole "spettacolo scultura" i nostri miti e nel tempo stesso ricrearli o crearne altri, da distruggere e ricreare immediatamente dopo. Usare il colore fuso alla forma, al punto da non avere più confini fra pittura e scultura e rendere questo colore fluido attraverso la luce e lo spazio fisico occupato o conquistato. E perché non accennare al racconto, un racconto anch'esso multiplo, illustrato, scritto, gridato che diviene al tempo stesso poetica; poter aggiungere nella libertà degli strumenti usati, nella libertà di pensiero, nel rigore contemporaneo della scelta operata, mezzi e interessi tradizionalmente estranei alla scultura (quali, ad esempio, la parola e il suono, in un senso interno ed esterno all'opera medesima) e grazie a tutti questi apporti profondamente nuovi restare nella grande tradizione della scultura (fuori da gogliardici avanguardismi).
Alik Cavaliere, Apertura totale, in "Essere" (1967), n.3, pp.66-67.
Ed al nostro "spettacolo scultura" potremmo aggiungere il suono, la parola, un "racconto" multiplo, illustrato, scritto e gridato. L'immobile frase poetica e la stridente polemica. Potremo concepire un'opera che di permetta di essere ammirata dall'esterno (come un monumento) e che ci permetta, al tempo stesso, di entrare all'interno di essa, di circolare, scoprendone altri infiniti aspetti.
Alik Cavaliere, in Alternative attuali 3, L'Aquila 1968, p.1.601.
La scultura: quest'arte che ci dà la possibilità di essere vista dal di fuori, di restare soli in muto silenzio di fronte alla presenza fisica dell'opera e che ci permette di entrare, di passarvi in mezzo, di divenirvi parte [...].
Alik Cavaliere, in Alternative attuali 3, L'Aquila 1968, p.1.605.