Apollo e Dafne
Ho ripreso un mito antico, il mito di Apollo e Dafne. Mito che è stato ripercorso nei secoli. Ricordo per esempio in età barocca lo stupendo marmo di Bernini. Un mito che vede l'uomo prevalere brutalmente —tentare di prevalere— sulla donna, sulla natura, e la natura che piglia la propria rivincita. Trovo che questo mito sia attuale, perché attraverso questa donna che si sacrifica e ritorna nella natura che per lei è madre, salvandosi così da questa brutalità, noi possiamo oggi immaginare un riscatto anche per l'uomo. Uomo, donna, per il genere umano, in questa natura che si riappropria dei propri diritti, che prevale. Ma prevale in un senso positivo, perché attraverso essa pigliamo respiro anche noi e torniamo nella pienezza delle nostre possibilità vitali.
Il personaggio femminile che si inoltra nel bosco diviene man mano tronco, fino però a ritrovarsi, attraverso un gioco di specchi o di sagome, ritagliate in metallo, dorate, fino a ritrovarsi personaggio, sia pure rappresentato come un'ombra: ritorna presente. Al lato del bosco nel quale si immerge la Dafne c'è un sentiero che separa quasi da una serie di alberi, di tronchi, di natura già più statica, forse. Sono i miei lavori precedenti. Sono l'accostamento alla natura nella quale si è perso il personaggio che avevo immaginato prima, nel suo impatto con questo mondo che scopre.